La scardova è un pesce d'acqua dolce della famiglia dei Ciprinidi, dalle squame larghe e spesse. avean le luci mie sì inebrïate, Tra Casi Per Il Maresciallo Santovito PDF Download Free Arrigoni E L Omicidio Di Via Vitruvio PDF Kindle Arrigoni E La Bella Del Chiaravalle. sì che la faccia mia ben ti risponda:   135, sì vedrai ch’io son l’ombra di Capocchio, Sono in tanti e aumentano un'umanità nell'umanità trasversali, transnazionali volano basso armati di ragionevole ragione mutano pelle come mutano Virgilio si rivolge a uno di loro e gli chiede se fra i compagni di pena ci siano degli italiani, augurandogli che le unghie gli bastino per l'eternità a grattarsi. L'altro dannato lo sente e afferma ironicamente che tra gli abitanti di Siena devono essere salvati alcuni personaggi, tra i quali Stricca dei Salimbeni, che si diede a spese pazze, suo fratello Niccolò, che introdusse in cucina l'uso dei chiodi di garofano, e tutta la cosiddetta «brigata spendereccia», di cui fecero parte Caccianemico degli Scialenghi e Bartolomeo dei Folcacchieri (detto l'Abbagliato). Io dissi: «O mio maestro, la sua morte violenta che non è ancora stata vendicata da nessuno che, in quanto membro della sua consorteria, ne condivida l'onta, lo rese disdegnoso; ecco perché se ne andò senza parlarmi, come io credo: e questo mi ha reso più pietoso verso di lui». ed escludi la brigata (spendereccia) nella quale Caccia d'Asciano dissipò la vigna e i vasti poderi, e in cui l'Abbagliato dimostrò il suo senno. lo tempo è poco omai che n’è concesso, σκάνδαλον «ostacolo, inciampo, insidia»]. Miniatura tratta dalla La vanità dei Senesi cui accenna Dante (vv. Il discorso di Capocchio è simile a quello dei Malebranche riguardo a Bonturo Dati e ai barattieri di Lucca, elencando una serie di personaggi noti per aver fatto parte della cosiddetta «brigata spendereccia»: una combriccola di dodici giovani di Siena che si diedero a folli spese e che in due anni avrebbero dilapidato l'incredibile somma di 216.000 fiorini. ne l’orto dove tal seme s’appicca;   129, e tra’ ne la brigata in che disperse Albero gli aveva ordinato di mostrargli se fosse vero, e poiché Griffolino non c'era riuscito il nobile senese aveva chiesto al vescovo della città, che lo considerava come suo figlio, di bruciarlo come eretico. 15, Parte sen giva, e io retro li andava, là giù tra l’ombre triste smozzicate? Virgilio rimprovera Dante, poi gli indica Geri del Bello tra i dannati della Bolgia. Uno dei due si presenta come Griffolino d'Arezzo, condannato al rogo da Albero da Siena non per il peccato che sconta all'Inferno, ovvero l'alchimia, ma perché scherzando gli aveva detto di saper volare. qui ambedue», rispuose l’un piangendo; 111, Vero è ch’i’ dissi lui, parlando a gioco: Ancora nella IX Bolgia dell'VIII Cerchio (Malebolge), in cui sono puniti i seminatori di discordie. Figlio di Bello e cugino di Alighiero II, il padre di Dante, di lui si hanno menzioni in documenti del 1266 e del 1276. del lungo scoglio, pur da man sinistra; Dante lo colloca nel octavo girone, dei fraudolenti, decima bolgia dei falsari, in particolare tra i falsari di metalli, facendogli dichiarare il suo peccato di alchimia. e te dee ricordar, se ben t’adocchio,   138. σκάνδαλον «ostacolo, inciampo, insidia»]. Ma affinché tu sappia chi ti asseconda così sui Senesi, aguzza gli occhi verso di me, così che tu riconosca il mio volto: 132, Ma perché sappi chi sì ti seconda Le schianze di cui sono coperti i due dannati (v. 75) sono le croste della scabbia. e soggiugnendo: «Dentro a quella cava   18, dov’io tenea or li occhi sì a posta, Nel v. 10 Virgilio indica che la luna è sotto i loro piedi, quindi il sole è allo zenit, sul meridiano di Gerusalemme; poiché il plenilunio è avvenuto due giorni prima (Inf., XX, 127) vuol dire che sono circa le due del pomeriggio del sabato santo. 127-129 si riferiscono all'uso dei chiodi di garofano per insaporire le vivande arrostite, introdotto a Siena da Niccolò dei Salimbeni, che secondo alcune testimonianze usava addirittura cuocere la cacciagione sulla brace di questa spezia molto costosa. Virigilio invita il discepolo a rivolgersi ai due dannati e Dante chiede loro chi siano, affinché possa portare notizie di loro sulla Terra. Anche qui la descrizione della scabbia che ricopre i corpi di Griffolino e Capocchio fa ampio uso di similitudini realistiche, dallo stalliere che striglia i cavalli e ricorda il modo in cui i due si grattano per placare il tremendo prurito, al coltello che toglie le squame della scardova (e i dannati sono paragonati a due tegami appoggiati l'un l'altro sul fuoco, con un'immagine quotidiana e culinaria). «atteso a la cagion per ch’io guardava, 99, Lo buon maestro a me tutto s’accolse, Ma Virgilio mi disse: «Perché continui a guardare? Se dagli ospedali della Valdichiana, di Maremma e di Sardegna tra luglio e settembre si radunassero tutti i malati in un sol luogo, si vedrebbe una sofferenza simile a quella che c'era nella Bolgia e il puzzo che ne usciva era simile a quello delle membra in putrefazione. Noi procedevano a passi lenti senza parlare, guardando e ascoltando gli ammalati che non potevano alzarsi. 120, E io dissi al poeta: «Or fu già mai perch’io nol feci Dedalo, mi fece Acquistalo su libreriauniversitaria.it! Seminatori Di Discordia è un libro di Inzerillo Giuseppe edito da Salvatore Insenga Editore a gennaio 2015 - EAN 9788896490587: puoi acquistarlo sul sito HOEPLI.it, la grande libreria online. di palesarvi a me non vi spaventi». Perchè Dante abbia collocato Maometto tra i seminatori di scisma si spiega con il fatto che, nel Medioevo, Maometto era stato ritenuto un cardinale cristiano che, per il rancore della mancata elezione al papato, si era staccato “I’ mi saprei levar per l’aere a volo”; che de lo scoglio l’altra valle mostra, Uno rispose: «Io fui di Arezzo e Albero da Siena mi condannò la rogo; ma ciò per cui io morii non è la colpa che mi porta qui. SEMINATORI DI DISCORDIA E DI SCISMA. dal capo al piè di schianze macolati;   75, e non vidi già mai menare stregghia forse m’avresti ancor lo star dimesso». etternalmente a cotesto lavoro». Note e passi controversi Enciclopedia Dantesca (1970). Attendi ad altro, ed ei là si rimanga;   24, ch’io vidi lui a piè del ponticello Pubblicato da Salvatore Insenga Editore, collana I vascelli, brossura, 2015 perché il tuo sguardo si sofferma laggiù, tra le anime mutilate? come coltel di scardova le scaglie La Valdichiana, la Maremma e la Sardegna (vv. e tremando ciascuno a me si volse Quando i due poeti arrivano sul ponte, Dante sente provenire dal basso dei lamenti così pietosi da doversi tappare le orecchie con le mani. suffulcire, «puntellare»). Virgilio spiega che sta guidando Dante, ancor vivo, attraverso l'Inferno e a quel punto i due peccatori si staccano l'uno dall'altro e fissano Dante stralunati. Seminatori di discordia, Libro di Giuseppe Inzerillo. La pestilenza di Egina, quando l'intera popolazione fu sterminata e il paese fu ripopolato con le formiche, non fu più grave dello sgradevole spettacolo della fossa in cui i dannati languono preda di varie malattie. «ma tu chi se’ che di noi dimandasti?». al v. 131 leggono fronda, che è lezione più facile di quella a testo (fonda, nel senso di «terreno arato» oppure di «borsa»). si trasmutava per lo tristo calle. La fine di questa discesa negli inferi è prossima. Vocabolario scàndalo scàndalo (pop. 3, Ma Virgilio mi disse: «Che pur guate? Tu non hai fatto così nelle altre Bolge; nel caso volessi contarle, pensa che la circonferenza della voragine qui è di ventidue miglia. e udi’ ’l nominar Geri del Bello. dicci se tra questi dannati qui dentro ci sono Italiani, e possano le unghie bastarti in eterno per questo lavoro». Dante dice che fu ucciso e che la sua morte, all'epoca del viaggio ultraterreno (settimana santa del 1300) non era ancora stata vendicata. I due poeti scendono sull'argine e da lì Dante può vedere il fondo, dove sono puniti i falsari di metalli (alchimisti). languir li spirti per diverse biche. con altri che l’udiron di rimbalzo. Dante li chiama con maggior precisione «i seminatori di discordie» . Nel poema egli siede accanto a Griffolino d'Arezzo, a sua volta alchimista, e dopo aver parlato sarcasticamente della vanità dei senesi della cosiddetta cromosomia mattiesca, si presenta come personaggio che Dante dovrebbe segnalare: fu buona scimia della natura, ovvero fu imitatore, contraffattore ("scimmia") della natura. che son quinc’entro, se l’unghia ti basti punisce i falsador che qui registra. credo ch’un spirto del mio sangue pianga Venerdì 5 febbraio 2021, alle ore 17.00, "I seminatori di discordia, lettura del XXVIII canto dell’Inferno" è il titolo della video conversazione gratuita a cura del cantore e dantista Lino Badini, per il ciclo "Binoculus: Amor sementa in voi" promosso da Stazione Utopia, in occasione delle celebrazioni per i 700 anni dalla morte di Dante. Dante prende spunto dalle parole di Griffolino e osserva con Virgilio che i senesi sono un popolo di incredibile vanità, maggiore persino di quella dei francesi. Anche le rime sono difficili e i suoni aspri, come nella migliore tradizione della poesia comica (tegghia, segnorso, scabbia, scaglie, tanaglie). fosse in Egina il popol tutto infermo, L'episodio si apre con un rimprovero di Virgilio al discepolo che si attarda a osservare la Bolgia e ha le lacrime agli occhi, diversamente da quanto ha fatto negli altri luoghi del Cerchio: il rimbrotto anticipa quello, decisamente più aspro, che il maestro rivolgerà a Dante alla fine del Canto XXX per aver assistito alla volgare rissa tra Sinone e Mastro Adamo, mentre in questo caso Dante può giustificarsi con la presenza tra i dannati del suo lontano parente Geri del Bello. Perché si dice "Seminatore di zizzania, (o seminare zizzania)." Il tono è realistico anche nel successivo discorso, con Griffolino che ricorda il motivo grottesco per cui Albero da Siena lo ha mandato a morte (un'ingenua beffa che si è trasformata in tragedia per la stupidità del nobile) e Capocchio che risponde in modo sarcastico a Dante affermando che tra i Senesi, la cui vanità è proverbiale, devono essere salvati alcuni personaggi che in realtà sono campioni di frivolezza. quando fu l’aere sì pien di malizia,   60, che li animali, infino al picciol vermo, che falsai li metalli con l’alchìmia; pensa, se tu annoverar le credi, Allora tu eri a tal punto impegnato ad ascoltare Bertran de Born, colui che tenne il castello di Hautefort, che non guardasti verso di lui finché se ne fu andato». 90, «Latin siam noi, che tu vedi sì guasti de l’alto Sire infallibil giustizia sovra colui che già tenne Altaforte, 36, Così parlammo infino al loco primo e cosa vuol dire? che non potean levar le lor persone. con questo vivo giù di balzo in balzo, Dante specifica la qualifica di questi dannati definendoli "seminator di scandalo (secondo il valore medievale di "divisione") e di scisma" (che indica propriamente la divisione in ambito religioso). allora vedrai che sono l'anima di Capocchio, che falsificai i metalli con l'alchimia; e ti devi ricordare, se ben ti riconosco, come io fui buon imitatore della natura». e di Maremma e di Sardigna i mali   48, fossero in una fossa tutti ’nsembre, perché la vista tua pur si soffolge II II 43 1) " dictum vel factum minus rectum praebens occasionem ruinae ", è qui accoppiato con scisma, altro termine tecnico e che significa " separazione dalla Chiesa ". E io dissi a Virgilio: «SI è mai visto un popolo sciocco e frivolo come quello senese? Intanto la mia guida se ne andava e io lo seguivo, continuando a rispondere e aggiungendo: «Dentro quella fossa dove poco fa tenevo fissi gli occhi, credo che uno spirito mio consanguineo espii la colpa che laggiù si sconta tanto gravemente». rispuose al detto mio: «Tra’ mene Stricca 72, Io vidi due sedere a sé poggiati, La loro pena consiste nell'essere preda di fastidiose e ripugnanti malattie, con un contrappasso non del tutto chiaro; dalla Bolgia si leva un gran puzzo accompagnato a lamenti pietosi, e per descrivere l'orribile spettacolo dei corpi dei dannati rosi dalla scabbia e da altre malattie il poeta ricorre a due similitudini, una tratta dal mondo contemporaneo (gli ospedali della Valdichiana e di altre zone paludose dove, nei mesi estivi, si raccolgono i malati di malaria) e l'altra dal mito classico (la pestilenza di Egina, scatenata da Giunone per la gelosia verso la ninfa amata da Giove e che fece strage degli abitanti dell'isola). Dante lo pose tra i seminatori di discordia nella nona bolgia dell'ottavo cerchio, ma non lo incontrò: nella narrazione egli si attarda a cercarlo tra i dannati perché sa che si trova lì, ma Virgilio lo invita a desistere perché lo ha già visto allontanarsi dopo aver riconosciuto Dante e averlo indicato minacciosamente con il dito, irato per la mancata vendetta che la sua consorteria tardava a compiere: nella scena Dante dimostra di capire le richieste di Geri, ritenendole quindi come valide, ma non ha alcun rimorso personale circa l'evento, considerando egli la violenza privata un atto tutto sommato deprecabile. Essi giacciono sul ventre e sulle spalle l'uno dell'altro, alcuni sono sdraiati e altri avanzano carponi. Io ne vidi due che sedevano appoggiati l'uno all'altro, come si mettono due tegami sul fuoco, coperti di croste dalla testa ai piedi; - Si registra in If XXVIII 35 E tutti li altri che tu vedi qui, / seminator di scandalo e di scisma / fuor vivi, e però son fessi così. qual suol venir de le marcite membre. Va ricordato che nella famosa «tenzone» con Forese Donati, l'amico-rivale con cui Dante aveva scambiato alcuni sonetti ingiuriosi, il poeta era stato accusato di non aver vendicato il padre da un imprecisato oltraggio, mentre qui ogni insinuazione di viltà è respinta e le vendette private vengono condannate in quanto contrarie ai principi religiosi, anche se imposte dal costume sociale del tempo. I SEMINATORI DI DISCORDIA Sono straziati dai colpi di spada di un diavolo Ulisse Ulisse si trova nel girone dei consiglieri di frode, per aver consigliato lo stratagemma del cavallo di Troia. Il buon maestro si avvicinò a me e disse: «Di' a loro quello che vuoi»; e io iniziai a parlare, poiché così voleva: Caccia d’Ascian la vigna e la gran fonda, S., termine teologico definito da s. Tommaso (Sum. Il Canto è dedicato ai seminatori di discordie, ovvero coloro che hanno creato ad arte divisioni soprattutto in campo religioso e politico, puniti con un contrappasso assai evidente (in vita essi hanno diviso e lacerato, ora sono fatti a pezzi da un diavolo armato di spada che li … La visione della IX Bolgia dell'VIII Cerchio ha commosso Dante alle lacrime, per cui Virgilio lo rimprovera e gli ricorda che il suo atteggiamento è stato diverso nelle altre Bolge, aggiungendo che sono le due del pomeriggio ed è tempo di procedere. contra i Sanesi, aguzza ver’ me l’occhio, Il v. 57 (punisce i falsador che qui registra) indica che la giustizia divina annota nel suo libro i falsari quando peccano qui, sulla Terra. che non li è vendicata ancor», diss’io, Venne inoltre processato in contumacia a Prato per rissa e percosse nel 1280. o d’altro pesce che più larghe l’abbia. e si toglievano la scabbia con le unghie come un coltello toglie le squame della scardova, o di un altro pesce che le abbia più larghe. Uno dei due rispose piangendo: «Siamo entrambi italiani, che tu vedi qui così deturpati; ma tu chi sei, che ci domandi queste cose?» 51, Noi discendemmo in su l’ultima riva 12, «Se tu avessi», rispuos’io appresso, Il dannato si presenta poi come Capocchio di Siena, che fu falsatore di metalli tramite l'alchimia, e Dante dovrebbe riconoscerlo come buon imitatore della natura. Sollevare gli uni contro gli altri, seminare discordia (vedi anche "pietra dello scandalo"). e l’Abbagliato suo senno proferse. I cronisti antichi aggiungono alcune notizie alla sua figura, ma nessuna è provata da alcun riferimento storico. Ancora nella IX Bolgia dell'VIII Cerchio (Malebolge), in cui sono puniti i seminatori di discordie. 30, «O duca mio, la vïolenta morte di Malebolge, sì che i suoi conversi Questo alternarsi di riferimenti all'attualità e al mito proseguirà anche nel Canto successivo, con un continuo passaggio da uno stile retoricamente elevato a toni più popolari e comico-realistici, culminanti nel volgare alterco tra Sinone e Mastro Adamo che chiuderà il Canto XXX. Interpretazione complessiva Il rapporto fra i due termini è di causa ed effetto, ma essi sono invertiti per esigenza di rima: lo scisma di Maometto, di Ali e dei loro consimili è stato causa di s. per i cristiani (un'occorrenza latina del vocabolo è in Mn III IX 13). 108, «Io fui d’Arezzo, e Albero da Siena», di Valdichiana tra ’l luglio e ’l settembre Seminatori di discordia Giuseppe Inzerillo pubblicato da Salvatore Insenga Editore dai un voto Prezzo online: 11, 40 € 12, 00 €-5 % 12, 00 € disponibile Disponibile in 4-5 giorni. 57, Non credo ch’a veder maggior tristizia «per alcun che de l’onta sia consorte,   33, fece lui disdegnoso; ond’el sen gio né a colui che mal volontier vegghia,   78, come ciascun menava spesso il morso e di mostrar lo ’nferno a lui intendo». 46-48) erano zone paludose nel Medioevo, dove la malaria era endemica (il periodo estivo era quello di maggior virulenza del male). Il verbo si soffolge (v. 5) è di significato controverso e vuol dire probabilmente «continua», «persiste» (forse dal lat. «Possa il vostro ricordo non scomparire dalle menti umane nel mondo, ma invece sopravvivere per molti anni; COMMENTO DEL CANTO XXIX. 117, Ma ne l’ultima bolgia de le diece tal era quivi, e tal puzzo n’usciva Seminatori di discordia è un libro di Giuseppe Inzerillo pubblicato da Salvatore Insenga Editore nella collana I vascelli: acquista su IBS a … scàndolo) scandalo m. [dal lat. secondo che i poeti hanno per fermo,   63, si ristorar di seme di formiche; La molta gente e le diverse piaghe 84, «O tu che con le dita ti dismaglie», e non vidi mai un garzone atteso dal suo signore, o uno stalliere che veglia malvolentieri, usare la striglia come ognuno di loro usava le unghie su di sé per la smania del pizzicore, che non aveva altro sollievo; Incontro con gli alchimisti, tra cui Griffolino d'Arezzo e Capocchio. 21, Allor disse ’l maestro: «Non si franga KANKAMBA O IL SEMINATORE DI DISCORDIA (KANKAMBA OU LE SEMEUR DE DISCORDE) che non guardasti in là, sì fu partito». La condanna delle folli spese ricorda naturalmente gli scialacquatori del Canto XIII, ma si riallaccia anche al discorso relativo al denaro e all'aspetto mercantile della civiltà comunale, a più riprese condannato da Dante: il tema anticipa quello dei falsari di monete che appariranno nel Canto seguente e che hanno agito, non diversamente dagli alchimisti, spinti dall'avarizia e dalla cupidigia che hanno profondamente corrotto la vita dei Comuni del Trecento. I due poeti procedono e osservano in silenzio i dannati, che non si possono muovere. Stampato con 45, Qual dolor fora, se de li spedali L'unica data sicura è quella della sua morte, avvenuta per rogo pubblico a Siena il 15 agosto 1293. Un inferno non uno, non mille ma anche meno che uno purché di qua. I seminatori di discordia, lettura del XXVIII canto dell’Inferno A cura di Lino Badini, cantore e dantista Una lettura critica del canto che Dante dedica a coloro che sono dannati per aver causato scandalo e scisma, puniti per contrappasso con la mutilazione infinita del corpo, fra loro anche Maometto, considerato colpevole di aver introdotto la discordia nel mondo cristiano. del pizzicor, che non ha più soccorso;   81, e sì traevan giù l’unghie la scabbia, Il mio maestro iniziò a dire a uno di loro: «O tu che ti scrosti con le dita, e che le usi talvolta come tenaglie, scàndalo (pop. ◆ Per [Romano]... Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani S.p.A. © Tutti i diritti riservati. È pur vero che io gli dissi scherzando: "Saprei levarmi in aria in volo"; e quello, che era capriccioso e aveva poco senno, volle che io gli mostrassi quell'arte; e solo per il fatto che non mi tramutai in Dedalo, mi fece bruciare da un tale (il vescovo senese) che lo considerava suo figlio. Una grande squadra, umile e audace, forte e dignitosa: contro i vari pericoli, le minacce, i sabotaggi, gli ostacoli, i seminatori di discordia, finanche le capere di palazzo e gli abusivi dello pseudo potere da cortile, sfidando, infine, i rispuose l’un, «mi fé mettere al foco; 9, E già la luna è sotto i nostri piedi; Bazzicare nel mondo politico permette di acquisire una sorta di campionario e mi sono convinto - in tema di ira da domare - che si debba in particolare fare attenzione alla categoria dei provocatori. ma s’ella viva sotto molti soli,   105, ditemi chi voi siete e di che genti; del garofano prima discoverse Sopravvisse solo il re Eaco, che ottenne da Giove di ripopolare il paese trasformando le formiche in uomini, che furono poi chiamati Mirmidoni. Passaggio alla X Bolgia, in cui sono puniti i falsari. (vivi) seminatori di discordia (scandalo) e di divisione (scisma), e per questo sono tagliati in questo modo. Tuttavia per l'intera trattazione del problema v. SEMINATORI DI DISCORDIA E DI SCISMA. dannò Minòs, a cui fallar non lece». I seminatori di discordie. E la luna è ormai sotto i nostri piedi: il tempo che ci è concesso è poco e tu devi ancora vedere dell'altro». la vostra sconcia e fastidiosa pena l’un de l’altro giacea, e qual carpone Perona che nuoce suscitando discordia. Al v. 139 di natura vuol dire probabilmente «della natura», intendendo che Capocchio fu abile imitatore di questa; altri intendono «per natura». cascaron tutti, e poi le genti antiche, Se tra luglio e settembre dagli ospedali della Valdichiana, di Maremma e della Saredegna si mettessero insieme tutti i malati, tale sarebbe lo spettacolo e il puzzo di membra in cancrena che fuoriesce dalla Bolgia. 123, Onde l’altro lebbroso, che m’intese, 121-123) doveva essere proverbiale e vi fa riferimento anche Sapìa in Purg., XIII, 151-153. 66, Qual sovra ’l ventre e qual sovra le spalle che di pietà ferrati avean li strali; Inserisci una voce nel rettangolo "ricerca personalizzata" e premi il tasto rosso per la ricerca. de l’unghie sopra sé per la gran rabbia Egli però è stato destinato alla X Bolgia da Minosse, cui non è lecito sbagliare, in quanto ha praticato l'alchimia. e io incominciai, poscia ch’ei volse:   102, «Se la vostra memoria non s’imboli 69, Passo passo andavam sanza sermone, «e che fai d’esse talvolta tanaglie,   87, dinne s’alcun Latino è tra costoro e allor fu la mia vista più viva   54, giù ver’ lo fondo, là ’ve la ministra gente sì vana come la sanese? sanza parlarmi, sì com’ïo estimo: VIDEO HD https://www.youtube.com/watch?v=RC7hM72tzTc, GASSMAN ma quel per ch’io mori’ qui non mi mena. 58-66 è tratta dalle Metamorfosi di Ovidio (VII, 523 ss.) Il termine inebriate (v. 2) vuol dire probabilmente «piene di lacrime» ed è calco biblico (Is., XVI, 9: inebriabo te lacrima mea). Parlammo così fino al primo punto del ponte da cui si vedrebbe tutta l'altra Bolgia fino in fondo, se solo ci fosse più luce. Mentre i due poeti parlano, raggiungono il ponte che sovrasta la X e ultima Bolgia. – 1. a. Turbamento della coscienza e della serenità altrui, provocato da azione, contegno, fatto o parola che offra esempio di colpa, di male... dopo-scandalo (dopo-scandali, dopo scandalo), s. m. Periodo successivo a uno scandalo; con particolare riferimento a quello che ha determinato le dimissioni di Jacques Santer e dell’intera Commissione dell’Unione Europea da lui presieduta. La seconda parte del Canto, decisamente più ampia, ci mostra la X e ultima Bolgia, in cui a essere puniti sono i falsari (divisi in varie tipologie: qui appaiono gli alchimisti, ovvero coloro che hanno falsificato i metalli). La similitudine dei vv. ond’io li orecchi con le man copersi. Ma Minosse, a cui non è lecito sbagliare, mi condannò nell'ultima delle dieci Bolge per l'alchimia che praticai nel mondo». Il viaggio attraverso l'Inferno dura in tutto circa 24 ore. Alcuni mss. 39, Quando noi fummo sor l’ultima chiostra e si riferisce alla terribile pestilenza scatenata da Giunone nell'isola di Egina, per la gelosia verso la ninfa amata da Giove che aveva dato nome a quel luogo.